È notte fonda, mi sveglio almeno quattro volte per uscire a controllare i tiranti della minuscola tenda, incastrata tra i cespugli di mirto, il Maestrale sta già soffiando intenso nella baia e, sotto le prime luci dellalba, le crestine imbiancate cominciano a farsi sempre più frequenti. Cè voglia di un po di wave nellaria e la carovana di furgoni si muove rapida verso Marina delle Rose.
Osservo, con un po di invidia, i ragazzi prepararsi, ho quella solita sensazione mista di ansia ed eccitazione, combattuta tra lo stare in acqua a surfare con loro oppure dietro la macchina fotografica per immortalarli plastici nei bottom aggressivi. Oggi faccio davvero fatica a contenere la voglia di uscire in acqua
Dopo aver percorso la pineta che separa il parcheggio dalla scogliera sopra la spiaggia, si apre, sotto la luce del tardo mattino, la baia di Marina delle Rose, guardo la bianchissima schiuma a riva ed osservo attorno la bassa vegetazione, ogni senso è al massimo delle sue percezioni, i colori della Sardegna, la voce forte del mare, sulle mani la carezza della sabbia, il profumo della macchia mediterranea che avvolge ogni cosa e quel gusto salato sulle labbra, sulla pelle... il roboante suono dello shore break mi richiama al lavoro
ed il desiderio è sempre lo stesso: che altri possano fare dei piccoli sogni guardando con i miei occhi e leggendo nelle mie parole come se, seduti accanto a me su questa spiaggia, potessi trasmettere loro ogni mia emozione