C'era un bel po' di fango nella giungla a nord - ovest di Kucing. Non era l'ideale
per una visita agli Orango Udang. All'ingresso del parco c'era un cartello
di legno sul quale c'era scritto a carattere cubitali" SI DECLINA OGNI
RESPNSABILITA' PER CHIUNQUE ESCA DAI SENTIERI TRACCIATI SULLE MAPPE" La cosa
non era molto rassicurante! In quella zona del Borneo ci sono molti oranghi
ed altri primati fantastici come il piccolissimo Tarsio e le scimmie
nasiche. Mi avventuro armato di macchina fotografica, frutta ed un telo
impermeabile comprato dieci minuti prima di salire sul bus per una decina di
ringhit! C'era un sentiero con delle impronte fresche di anfibi militari che
si inerpicava tra rocce e fango ai margini di un ruscello. Lo seguo per un
po' e verso le 17:30 decido di fermarmi. Comincia a fare buio .I rumori
della giungla cominciano a diventare occhi gialli dietro ai cespugli. Mi
sentivo come bianca neve quando si perse nel bosco, ma io non avevo smarrito
la strada, ero lì per mio volere ,per mio "piacere"(frase che spesso uso
quando mi vado ad impelagare in problemi gratuiti) Il telo mi proteggeva
abbastanza dall' umidità e mi faceva sentire davvero come un cucciolo di
uomo nella foresta. Il suo squallido blu cerato mi dava quel non so cosa di
civiltà che mi tranquillizzava. Riesco a superare la notte senza morire di
crepacuore a causa un formichiere che mi annusava i piedi. L'alba! Il
risveglio della giungla, la nascita di un nuovo giorno! Mentre facevo un
giretto li' intorno alla ricerca di un punto" comodo" , sentivo un forte
scuotere di rami. Mi sono alzato ,ed eccoli li'. La massiccia "mamma orango
"stingeva in petto il suo piccolo. Sembrava un bambino pelosissimo. La mamma
si ferma e mi guarda dall'alto, io non sapevo più che fare. Avevo una paura
fottuta, non riuscivo a guardarla negli occhi. Indietreggio piano fino a
dove avevo la machina fotografica. La scimmiona mi seguiva dall'alto
sballottando il proprio piccolo. Con un lento movimento prendo al mia Nikon
e comincio a scattare. Come un fotografo di Max che immortala la sua
modella, io giravo intorno alla mia star. La mamma mi guarda stupita e con
delicatezza, poggia il suo fagotto su di un ramo e comincia la sua lenta, ma
inarrestabile discesa. Io non capisco , ma involontariamente mi scopro a
pregare che non scenda dall' albero. Come non detto, non solo scende, ma va
diretta alla mia borsa e come se io non esistessi, la aprì. Non ci sono
fischi o parolacce che tengano, con aria impassibile(che solo una scimmia
nel suo habitat ha)annusa il polarizzatore lancia il cavalletto e finalmente
raggiunge il suo tesoro. Una busta di plasticaccia verde bottiglia con
dentro 2 batterie al litio comprate a Taiwan qualche mese prima. Torna sul
suo albero e comincia a sganocchiare con i possenti denti la prima pila. Non
soddisfatta dal sapore acido ,ne scarta una seconda e ritenta. E'
impossibile mangiare una tale schifezza e quindi ,con un po' di disprezzo la
signora dal palato fine me le scagli in faccia con un grido che avrebbe
fatto gelare il sangue anche Sandokan! Neanche il tempo di raccogliere tutto
il materiale nella borsa ,che già mi ritrovai a correre per un sentiero.
Lontano dal pericolo "in rosa", sentii delle voci. Con passo deciso le
segui. Passati neanche venti metri, mi trovai faccia a faccia con un
militare malese che si mise più paura di me al nostro incontro. il militare
guardandomi da capo a piedi, sbottò in una fragorosa risata. Vicino a lui c'era
un ranger australiano che con un po' di tatto mi spiegò tutto. Mi trovavo in
un centro di riadilitazione per gli animali della foresta, a 2 ore a piedi
dalla fermata del bus più vicina!! La vergogna che ho provato è paragonabile
solo all'ospitalità dei 2 ranger. Non solo mi hanno concesso un giro guidato
nei settori "only for staff, ma mi hanno accompagnato con una vecchia Vespa
fino alla strada. e giù un'altra bella risata di Mohamed con i suoi 4 denti
marci.