Dolcezza e miele e rosolio e sambuca che con l'acqua acquista una strana opalescenza e zucchero di canna e zucchero di barbabietola di invidia, questo sì, e ci mancherebbe altro, e pacche sulla schiena e strette di mano e abbracci e chi non indivia sorridendo?Acerbetta e matura punta d'invidia che tutti conosciamo con affetto, e che grazie a dio dimentico sempre di più: se a qualcuno gli va bene gioisco, ma gioiasco davvero senza rosicare come un topo; e se quel qualcuno è qualcuno che conosco gioisco ancora di più. Fatti non siamo per viver come bruti, ma per darci la mano. Lasciva, indiva, erba stenta più e mai?: che ognuno va per la sua strada e tifa per l'altro come un team affiatato.
Ma invidia di fiele, rabarbaro e ferneth, milza spremuta, sale sputato, livore masticato, trinciando per trinciare, senza sapere, senza studiare, solo per ferire, per mancare di rispetto, per tracimare una cima di difetto e di mai capacità: questa invidia/lasciva/indiva no, signore e sissignori, nossignore e nossignori no!. Prima portare rispetto, poi camminare sulla stessa strada come amici, facendo il tifo l'uno per l'atro con amicizia e rispettoso amore. Tutto il resto non lo voglio più; tutto il resto lascia il fango che trova.
Giorgio