Overview
Un ritorno al passato per non dimenticare e ripercorrere i luoghi simbolo della Resistenza Partigiana nel Nord Italia. Tre giorni di cammino con lo zaino in spalla da Cireggio a Megolo dove si compirono le gesta eroiche di una delle prime bande partigiane del settentrione italiano fino alla tragica ed eroica disfatta.
E’ il sentiero Beltrami tracciato e così battezzato in onore del leggendario Capitano Filippo Maria Beltrami che, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, dopo aver considerato solo per pochi istanti l’opzione di un sicuro esilio svizzero, si mise al comando di una banda di giovani di Quarna decisi a combattere l’occupazione nazifascista e a resistere ad ogni costo. Armati di sole due rivoltelle e un moschetto diedero ufficialmente inizio alla lotta partigiana.
Step 1: Sopra il lago d’Orta
E’ una soleggiata giornata di maggio, attrezzati di sacco a pelo, cibo e vettovaglie imbocchiamo il sentiero che parte dal monumento al Capitano dei Ribelli di Cireggio, il paesino del Cusio che nel 1908 diede i Natali a Beltrami. E’ qui, nella casa di vacanza del “scior Beltrami” che un gruppo di ragazzetti di Quarna si presentò per proporre all’architetto di mettersi a capo della banda e resistere all’occupazione nazifascista. Salendo attraverso un selciato a serpentina, giungiamo al pianoro su cui sorge la chiesetta della Madonna del Fontegno.
Il cammino prosegue all’interno del fitto intrico di castagni che ci ripara dal sole già caldo, fino a che la vista si apre sulla vallata, scoprendo gradualmente il lago d'Orta. Il sentiero inizia a scendere in corrispondenza del bellissimo bosco di faggi e castagni, fino a condurci sulla strada asfaltata che porta a Quarna di Sopra. La vicinanza delle montagne e la presenza di diversi alpeggi, come l'Alpe Casarole sul versante verso la Vasltrona, e l'Alpe Ruschini, dove un simpatico cartello recitava “Qui la pace del mattino... regna tutta la giornata”, subito tolto per ovvi motivi, permisero alla formazione di alloggiare durante l'autunno e l'inverno del 1943.
Step 2: La calata su Omegna
Il 20 novembre 1943 la formazione partigiana di Beltrami, insieme alla formazione guidata da Moscatelli e a quelle della Valsesia diede vita alla leggendaria “calata” su Omegna, con la conseguente occupazione della città e la distruzione della sede locale del presidio fascista. Un'azione dimostrativa di propaganda in cui i cittadini videro per la prima volta i partigiani, già protagonisti di mille racconti, in carne ed ossa.
L’azione si svolse tra la folla festante e senza nessuno scontro armato fino al pomeriggio, quando forze partigiane si erano ormai ritirate, la milizia di Omegna rientrò in città sparando a casaccio e uccidendo un bambino. Al funerale parteciparono cinquemila persone tra cui alcuni partigiani. Fu allora che il gruppo fu obbligato a trasferirsi dall'Alpe Camasca a Campello Monti.
La valle stretta, con un'unica strada d'accesso, facilmente difendibile, era la soluzione migliore in cui costituire una base per la formazione partigiana. Forno domina l'intera vallata, con le sue caratteristiche strade lastricate e con i tetti delle case di piode. Da qui la strada sale e dopo Cerami la pendenza si fa ancora più insistente. Passando tra boschi di betulle e faggi intravediamo Campello Monti, riparato sotto l'immensa cima del Monte Capezzone.
Step 3: L’ultima lotta
E’ l’ultimo giorno di cammino e ci aspetta la tratta finale del sentiero Beltrami, cha da Campello conduce a Megolo, sede della sfortunata battaglia che segnò la fine delle gesta del Capitano e della sua valorosa formazione.
Nel gennaio 1943, sotto la pressione degli attacchi nazifascisti, una sessantina di partigiani compiva il nostro identico percorso. Si fermarono due settimane a Megolo, punto d’incontro l’Osteria del Remo, in attesa dei diversi gruppi, per ricostituire la formazione. Dalla Bocca dell'Usciolo a circa 2000 metri d'altitudine, comincia la lenta discesa sino a valle e costeggiando il rio della Porta si arriva all’Alpe Cortavolo, appena sopra la frazione di Megolo di Mezzo.
L’attacco delle SS arrivò puntuale il 13 febbraio 1944 alle 6 e 30 del mattino. Alcuni combattenti furono colti dal nemico in pieno sonno all'Osteria del Remo.
Il capitano Beltrami dispose i suoi uomini su una linea di circa 200 metri pronti a difendersi dall'attacco condotto da oltre cinquecento nazi-fascisti, fino a che il Capitano ritto accanto a un grosso castano, fu colpito da una raffica al petto e cadde. Un fascista, raggiuntolo, infierì numerose pugnalate sul suo corpo esanime.
Il monumento davanti ai nostri occhi ricorda l’accaduto. L’emozione leggendo ad uno ad uno i nomi dei caduti in battaglia ci blocca le parole in gola. Tratteniamo a stento le lacrime, vicini come non mai alle nostre radici e al futuro che ci attende, più consci dell’importanza delle scelte e con la voglia di riflettere a lungo sulle origini del coraggio e la necessità di combattere, enormi eppure per niente sovrumane.
Di Sara Argentesi