Qualcuno di voi già lo sapeva e con lui aveva scambiato qualche riga, Antonmusic era mio padre, la cui vita è ghiacciata nelle mie braccia pochi giorni fa. È accaduto il 28 dicembre, tra un natale ed un capodanno in cui gli eventi sono precipitati ed io con loro, in bassifondi ignoti dominati da cannule d'ossigeno, bollettini disperati, lacrime trattenute, bocche spalancate. Una stanza d'ospedale che è stata per qualche ora il nostro ventre di pescecane. Morfina? Ce ne sarebbe anche per me? Dottore la prego, ho pensieri che fanno male come lame di pugnale.
In questo blog ha trascorso alcuni momenti di svago e serenità, e sono certo che gli farà piacere trovarvi due parole di saluto. Dopotutto anche questo è un viaggio, sebbene di quelli che lo zaino può restare a casa perché i ricordi sono il solo bagaglio ammesso. In questo momento vorrei solo sognare, ma come si fa senza dormire?
il mare visto con gli occhi di mio padre
è un cielo all'incontrario
uno spazio inesplorato
tela bianca che fileggia
un calvario.
Passero ferito
un pianoforte muto
la lanterna, Cristina, stella marina,
una spiaggia
e lui che mi sbatte la morte in faccia.
Addio papà. Buon viaggio.
P.S. In sottofondo una delle sue ultime composizioni. Stanca, incerta, per me sublime.