Overview
Un paese dalle mille sfaccettature dove lo sguardo si perde all’orizzonte nell’azzurro brillante dell’Oceano e negli angoli delle mistiche foreste di baobab. Dove i colori sono intensi e l’ospitalità della gente scalda il cuore.
Un viaggio nel Senegal più vero, accompagnati dalle note dei griots i musicisti dell’Africa Occidentale in compagnia di Saku Gi Music Rekk, un’associazione culturale nata dall’incontro di alcuni musicisti africani, in particolare Max e Alioune, con un’operatrice turistica italiana, Vania, allo scopo di salvaguardare e diffondere la ricca cultura musicale e artigiana del Senegal. Incontreremo musicisti e artigiani, ci perderemo nell’ospitalità colorata delle comunità locali, senza dimenticare di visitare e apprezzare l’immensa e variegata natura senegalese.
Step 1: Saku Gi
Saku Gi nella lingua wholof, la più parlata in Senegal dopo l’ufficiale francese, significa “ricerca della conoscenza attraverso l’esperienza al fine di diventare più saggi”. Cerchiamo di tenerlo a mente, perché vogliamo che l’ingrediente principale di questo viaggio sia il Saku Gi, per ritornare alle nostre vite dopo aver migliorato il nostro bagaglio di conoscenze ed essere diventati, magari, un po’ più saggi. L’itinerario parte da Dakar, la capitale. L’atmosfera è quella di un metropoli africana: bei quartieri residenziali e coloniali attraversati da ampi e puliti viali alberati, caffè e ristoranti e intorno la miseria e la disperazione della periferia africana.
Il Museo IFAN di Place de Soweto espone una eccellente collezione di maschere, statue, utensili e attrezzi agricoli provenienti da ogni parte dell'Africa occidentale e una interessantissima collezione di strumenti musicali che ci introducono alla ricca tradizione musicale di questo angolo di africa. Ed ecco poco distante il Marché Kermel, a est della Place in direzione del porto, dove accanto a frutta e souvenir, spiccano i colori forti degli abiti e dei tessuti artigianali senegalesi. Il Marché Sandaga è più grande e ha un maggiore assortimento di frutta e tessuti, un richiamo irresistibile per i nostri occhi ancora nuovi ai colori e alle fantasie affascinanti del Senegal.
Step 2: La danza di Gorée
Un traghetto ci conduce in poco più di 20 minuti di traversata sulle acque limpide dell’Oceano ci conduce all’isola di Gorée, l’isola degli schiavi. Una perla naturalistica, tristemente famosa per il suo ruolo di base logistica nella tratta di merce umana, fino al 1848 quando la schiavitù fu abolita. La Maison des Esclaves è il luogo dove gli uomini venivano stipati prima di un viaggio interminabile verso i luoghi di schiavitù sulle coste dell’America. Ma ecco un’infinità di botteghe artigiane, di pittori e musicisti che fanno dell’isola una delle attrazioni turistiche più importanti dell’Africa Occidentale. Gli Africa Djembé, un gruppo di percussionisti originari dell’isola conservano intatte le tradizioni musicali e la danza di Gorée. Prima di avventurarci nel Senegal delle piccole comunità e della musica più autentica ci dirigiamo a nord, verso Saint-Louis, primo insediamento francese in Africa, per scoprire il volto vero del Senegal coloniale. Siamo alla foce del fiume Senegal, che si sviluppa lungo la Penisola della Langue de Barbarie, collegata all’isola dal Pont Faidherbe. E’ questo il quartiere dove risiedevano gli Europei e le palazzine coloniali con le cancellate in ferro battuto, balconi in legno e verande dominano il paesaggio. Sulla penisola, il quartiere africano, con la sua tradizionale comunità di pescatori, i Guet N'Dar, è la zona più animata della città, dove le note dei griot si confondono con quelle della sperimentazione in cui le radici restano salde, ma la musica da veicolo della tradizione orale diventa arte pura.
Step 3: Griot
Ed eccoci nel Senegal più vero, lontani dalle grandi città in terra Bassari. Gli abitanti dei villaggi indossano i costumi tradizionali e si definiscono “figli del camaleonte”, il loro animale totem. Il ritmo delle stagioni è scandito dalle grandi feste, e rituali ancestrali in omaggio al camaleonte. Qui i griot mantengono il ruolo sociale che gli appartenne anche in passato quando ai loro canti era affidata la trasmissione della tradizione, conoscitori della storia sin dalle sue origini, tramandata da padre in figlio da millenni. Un breve trekking ci conduce a Iwol, un villaggio Bedick a 250 metri . d’altitudine.
Per continuare a praticare l’animismo e sfuggire al proselitismo islamico praticato dalle popolazioni Peulh, questa tribù del gruppo Tenda si è ritirata sulle. Qui vivono in totale autarchia economica, di caccia, agricoltura itinerante e raccolta di frutti. I griot tenda non conoscono forse i grandi musicisti senegalesi che hanno guadagnato fama internazionale come Youssou N'dour e Touré Kunda, ma tramandano al ritmo di djambè, kora, balafon e m'bira la tradizione anche con il canto, solitamente abbandonato dai griot contemporanei che hanno sviluppato soprattutto l'aspetto musicale di quest'arte tradizionale.
Di Sara Argentesi