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DOGON CHALLENGE
 
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Partiamo dalla fredda Milano in una giornata di consueta nebbia per raggiungere a bordo della nostra Opel Corsa Bamako, capitale del Mali. Qui la cederemo con un po’ di rammarico, ma tanta soddisfazione all’Associazione Abareka Nandrèe, impegnata nella costruzione di scuole e in altri progetti a favore degli abitanti della periferia della capitale africana.

E’ il Dogon Challenge. Prima edizione nel 2009. Le regole sono poche e semplici. 15 giorni di tempo e 75 cavalli a disposizione per percorrere l’Africa occidentale da nord a sud, senza né vinti, né vincitori. Unico scopo arrivare a Bamako in tempo per portare a destinazione una piccola somma di denaro, 500 Euro per team, e offrire il proprio mezzo di trasporto in beneficienza. Il premio? Un giro nelle scuole costruite con le donazioni raccolte e la vendita delle auto dei partecipanti, e il ricordo insostituibile di una magnifica avventura.

 

Step 1: On the road

Raggiungiamo Genova, dove imbarchiamo la nostra auto sul traghetto diretto a Tangeri. Ogni team del Dogon Challenge è libero di scegliere il percorso che preferisce. Noi scegliamo l’opzione più comoda e veloce per entrare subito nel pieno del viaggio nelle terre del Magreb. L’umore è alto, sentiamo che ci aspetta un’avventura straordinaria, il modo più folle e affascinante per esplorare la Mama Africa, con adrenalina nel sangue e voglia di scoperta.

Due giorni per consultare cartine e mappe, aiutati dai passeggeri marocchini che quelle strade conoscono a memoria. Ed eccoci nei pressi delle coste marocchine, con la pelle pronta ad accogliere il sole caldo del sud.

La stretta tempistica del viaggio ci impone di partire immediatamente alla volta di Mohammedia e da qui verso la bella Agadir. Montiamo le nostre tende di fronte all’Oceano e dormiamo profondamente sotto il cielo stellato, che come sempre accade ci fa sentire a casa e allo stesso tempo in un incanto. E poi ancora verso sud, Sahara Occidentale e Mauritania.

 

Step 2: Charity Rally

Partiamo prima dell’alba in direzione Sidi Ifni. Una cala meravigliosa con un’isola poco distante di fronte ci accolgono per pranzo. Impossibile resistere a una mezza giornata di svago, prima di proseguire lungo il Sahara Occidentale. Passiamo accanto agli accampamenti dei legittimi abitanti di queste terre, i Sahrawi, confinati dal governo marocchino nei campi recintati in cui non ci è permesso entrare.

Ed eccoci a Dakla, cittadina situata lungo una strisci di terra che corre parallela alla terraferma, creando uno specchio di mare calmo in cui si riflettono i colori del Sahara, le sue dune e le sue piatte distese sabbiose. Scendendo lungo la costa della Mauritania raggiungiamo il letto del fiume Senegal, diretti a St. Luis. Abbiamo percorso chilometri di nulla, sabbia, rocce e arbusti, un tratto di deserto dove anche la pista si perde e ogni volta che ci siamo insabbiati o abbiamo perso la rotta abbiamo visto arrivare accompagnato da un polverone qualcuno disposto ad aiutarci o a guidarci fino alla prossima dogana. E’ il senso più vero del Charity Rally, che vede anche le varie squadre, niente affatto nemiche, pronte ad aiutarsi a vicenda per arrivare in tempo a destinazione.

 

Step 3: The arrival

Siamo all’improvviso catapultati nell’Africa nera, quella più povera e semplice. Pur volendo non incontreremo qui alcun hotel o alberghetto pronto ad ospitarci. Da Nouadibou proseguiamo verso Nouachott, attraverso dune sabbiose di incomparabile bellezza, in un convoglio serrato con le auto degli altri team.

Ed eccoci nella colorata Sant Luis, dove i nostri occhi ormai inclini solo al giallo del deserto rimangono come accecati.  Da Kaolak saliamo a Tamabcunda per poi entrare nel parco naturale del Niokolo Kobe dove ci dedichiamo a un breve ma intenso safari nella savana senegalese, a caccia della wildlife e avidi di sfruttare al meglio il tempo che ci separa dalla meta. Ormai siamo molto vicini a Bamako, la sicurezza di farcela è con noi, abbiamo superato avversità ed ostacoli, e seppure in anticipo sulla tabella di marcia, eccoci presi dal rush finale per arrivare al più presto nella capitale e vedere negli occhi dei malesi la benevolenza e la felicità ad accoglierci.

Di Sara Argentesi

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