Overview
A bordo della nostra fedele compagna a due ruote ci prepariamo a percorrere più di 700 km nella terra della leggendaria Regina di Saba, da cui secondo la Bibbia e il Kebra Nagast, nacque Menelik I, il primo Re etiope. Da Addis Abeba e al Parco Nazionale di Awash, saliremo fino alla chiesa rupestre di Lalibela, a 2700 m di altezza.
La strada è impervia e consapevoli delle numerose difficoltà che segneranno il nostro cammino ci armiamo di energia e coraggio per affrontarlo con tutta la voglia di conoscere quest’angolo del corno d’Africa, una piccola significativa parte di un paese, vasto come la Francia e la Spagna messe insieme.
Step 1: Mosaico etnografico
Il caos di una città sovrappopolata ci accoglie ad Addis Abeba, situata su un altopiano a oltre 2000 metri di altezza. Decidiamo di viverlo subito appieno tuffandoci direttamente nel bazaar della capitale, uno dei più grandi di tutta l'Africa, dove una miriade di bancarelle all'aperto vende di tutto, dalla verdura ai gioielli. Le enormi e coloratissime vetrate dell’Africa Hall, il quartier generale della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l'Africa, realizzate dall'artista etiope Afewerk Tekle, raffigurano la storia e la diversità delle popolazioni africane. Per conoscere meglio questo straordinario artista visitiamo la Cattedrale di San Giorgio, costruita per commemorare la vittoria etiope sugli invasori italiani. Dopo una visita al Museo Etnografico, dove è custodito lo scheletro di Lucy, lasciamo Addis Abeba che avremo più tempo di visitare a ritorno, dopo l’incredibile pedalata che ci attende.
Step 2: A casa di Lucy
Inforcata la bicicletta imbocchiamo la strada per Debre Zeyit, a sud della capitale. Dopo Mojo subirà una deviazione iniziando la sua corsa in direzione nord-est, tra campi coltivati e villaggi, per raggiungere il Parco Nazionale di Awash, delimitato a sud, nei pressi della strada, dal corso del fiume Awash. L’ingresso al parco è sorprendente. Rimaniamo atterriti dall’intensità del verde lussureggiante della foresta, dove vivono quasi 400 specie di uccelli. Antilopi, orici, gazzelle, kudu e babbuini abitano questo paradiso, in cui l’acqua del fiume precipita in più punti verso il basso dando vita a strabilianti cascate.
Attraverso la fertile valle di Awash, proseguiamo per Asayta, antica residenza del sultanato di Aussa, con la vecchia moschea e il mercato colorato e animato degli Afar, una delle tante etnie che costituiscono il singolare mosaico di popoli e lingue dell’Etiopia. E’ qui, nella depressione di Afar, presso Hadar, che fu rinvenuto nel 1978 dal ricercatore americano Donald Johanson, parte dello scheletro di Lucy. E nel 2006, a 60 km a nord del sito in cui erano conservati i resti dell’ominide ecco che appaiono quelli di una bambina, datati dai 3,8 ai 4 milioni di anni, l’anello mancante tra Lucy e i resti delle specie più evolute.
Step 3: L’intervento degli angeli
Proseguiamo lungo una pista sterrata, che attraverso sabbia e lava ci conduce al sogno di Afrera, sorta attorno alle saline ai bordi del lago omonimo, uno specchio d’acqua salmastra circondato da neri basalti a 140 metri sotto il livello del mare.
Da qui il percorso diventa estremamente faticoso e attraverso passi montani a circa 3000 metri di altitudine, conduce a Lalibela, nota per le sue straordinarie 11 chiese monolitiche ed ipogee, scavate nel tufo rosato delle pendici della montagna e collegate tra loro da tunnel e trincee. Ma prima di raggiungerla attraversiamo il territorio dell’etnia Oromo che vive in una zona calda e pianeggiante e poi, salendo fino a Robit, percorriamo il lungo tunnel di circa 500 metri, la cosiddetta Galleria Mussolini, scavata dagli italiani durante il periodo dell’occupazione.
Tornando alla luce gli splendidi paesaggi montani, che si aprono su boschi di eucalipto e distese verdi percorse dai pastori nomadi e dalle loro mandrie, ci rinfrancano il cuore.
Ed eccoci dopo più di 700 km di percorso finalmente davanti allo spettacolo di Lalibela. Massi unici ancorati alla roccia, scolpiti all’esterno e scavati all’interno creando pilastri, archi , capitelli e finestre, in un' armonia che emana un’atmosfera mistica unica.
Alcune conservano ancora intatte al loro interno le pitture originali raffiguranti scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Volute dal re Lalibela, la leggenda narra che solo l’intervento degli angeli poté rendere possibili tali costruzioni. Non stentiamo a crederci.
Di Sara Argentesi